Accanto a noi c’e’ sempre chi può darci un giusto consiglio


Nessuno può fare senza consiglio: non possiamo consigliarci da soli!
Non abbiamo bisogno di cercare: chi ci può indicare la vita è già accanto ognuno di noi.
Papa Francesco più volte è tornato sul tema degli Angeli custodi per ricordarci che non sono fantasie. Nelle Scritture c’è scritto:
“Ecco, io mando un angelo davanti a te per custodirti sul cammino e per farti entrare nel luogo che ho preparato. Abbi rispetto della sua presenza, ascolta la sua voce e non ribellarti a lui; egli infatti non perdonerebbe la tua trasgressione perché il mio nome è in lui. Se tu ascolti la sua voce e fai quanto ti dirò, io sarò il nemico dei tuoi nemici e l’avversario dei tuoi avversari”.(Es 23, 20-22).
Accanto ognuno di noi c’e’ un Angelo custode inviatoci per consigliarci e guidarci nella nostra vita.
Quante colte abbiamo sentito in noi che qualcosa non andava, che avremmo dovuto fare così una data cosa. Che il nostro comportamento dovrebbe essere questo o quello… E’ il nostro Angelo che ci parla e ci dirigge per il meglio.
E’ un dono che Dio ci ha fatto: non rifiutiamolo!
Non ascoltarlo, rifiutare la sua voce significa commettere un prutto peccato: essere superbi!
L’angelo ci è posto a fianco per aiutarci, per proporci la via giusta e retta.
Anche i Discepoli, quali primi vescovi, hanno peccato perchè si chiedevano chi di loro fosse il più grande: e questa è superbia.
il Santo Padre paragona l’uomo al bambino, eve essere docile e ascoltare il buon consiglio che gli viene dal proprio angelo custode.
E allora chiediamoci ogni giorno quale sia il nostro rapporto col nostro Angelo custode e se lo ascoltiamo ogni giorno.
Dal web

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Un serafino come spirito guida: la storia di Maria Caterina Ruel

L’eccezionale storia di Maria Sant’Agostino è una testimonianza che ognuno di noi ha un serafino, un angelo custode al proprio fianco.
Maria Caterina Ruel è una ragazza di 14 anni che vive a Marsiglia in un periodo di euforia e festeggiamenti per la restaurazione monarchica.
Maria Caterina non è comunque meno pia, e un giorno durante la confessione riceve un severo rimprovero dal confessore che la riprende per le risa durante le danze che, seppure innocenti, sono da lui considerate un male.
Maria pensa che il sacerdote esageri ma adempie alla penitenza che le viene assegnata.
Improvvisamente viene meno ed ha una visione terribile: davanti a lei si è aperto l’Inferno. Tutto avviene nello spazio di un lampo ed è così impressionante che crede essere giunta la sua ultima ora.
Appena la visione sparisce, l’adolescente vede vicino a lei un personaggio maestoso che si presenta: è un serafino e si chiama “Spirito di Dio” oppure “Provvidenza di Dio”.
Questi la informa che starà sempre al suo fianco. E da allora lei lo vedrà in ogni istante. Il serafino la educa e la guida nelle vie di Dio.
Per diversi anni l’Angelo si applica ad imprimerle nella mente i tre amori che lei deve coltivare nel suo cuore: l‘amore pratico della purezza verginale; l’amore disinteressato della volontà di Dio; l’amore costante ed effettivo delle croci e delle sofferenze.
Da quel momento Maria Caterina si dedica totalmente alla preghiera e cerca di assecondare la sua vocazione:  insegnare ai bambini poveri.
Inoltre si sente chiamata a riunire intorno a sé una comunità di giovani che desiderano consacrarsi al Signore.
Nel 1822, il serafino le annuncia la visita della Vergine Maria. Quando la Madonna le si presenta, le mostra un convento, un riparo per la congregazione che lei dovrà creare sotto i santi nomi di Gesù e Maria e del quale sarà lei stessa la fondatrice.
Stabilirà casa madre a Marsiglia. La Congregazione, fondata nel 1823, verrà approvata definitivamente nel 1828.
Con i voti religiosi assume il nome di Madre Sant’Agostino.
La nuova famiglia religiosa si pone sotto la protezione del serafino che continua ad assistere visibilmente la Madre, e che l’accompagna nel suo cammino interiore.
Il serafino sarà presente al momento del suo matrimonio mistico, la sosterrà quando riceverà le stimmate, la illuminerà nel governo delle sue religiose, la proteggerà quando il demonio si accanirà contro lei.
L’Angelo la lascerà solo quando, compiuta la sua missione, la preparerà alla morte avvenuta il 26 luglio 1874.
 Dal web

La Pianta della pazienza.

Un uomo duramente provato dalla vita, il quale aveva saputo mantenere sempre integra la sua serenità e il suo coraggio, sentendo avvicinarsi la fine chiamò intorno a sé i figlioli, le nuore, i nipoti e i pronipoti e disse loro:
“Voglio svelarvi un segreto. Venite con me nel frutteto”.Tutti lo seguirono con curiosità e tenerezza, poiché sapevano quanto il vecchio amasse le piante.
Con le poche forze rimaste e rifiutando ogni aiuto, l’uomo cominciò a zappare in un punto preciso, al centro del verziere.
Apparve un piccolo scrigno.
Il vecchio lo aprì e disse:

“Ecco la pianta più preziosa di tutte, quella che ha dato cibo alla mia vita e di cui tutti voi avete beneficiato”.
Ma lo scrigno era vuoto e la pianticella che l’uomo teneva religiosamente fra le dita era una sua fantasia.
Nonostante tutto nessuno sorrise.
“Prima di morire”, proseguì l’uomo, “voglio dare ad ognuno di voi uno dei suoi inestimabili semi”.

Le mani di tutti si aprirono e finsero di accogliere il dono.
“E’ una pianta che va coltivata con cura, altrimenti s’intristisce e chi la possiede ne è come intossicato e perde vigore.
Affinché le sue radici divengano profonde, bisogna sorriderle;

solo col sorriso le sue foglie diventano larghe e fanno ombra a molti.

Infine, i suoi rami vanno tenuti sollevati da terra;

solo con l’aiuto di molto cielo diventano agili e lievi a tal punto da non farsi nemmeno notare”.
Il vecchio tacque.
Passò molto tempo ma nessuno si mosse.
Il sole stava per tramontare, quando il figlio maggiore rispose per tutti loro:

“Grazie, padre, del tuo bellissimo dono; ma forse non abbiamo capito bene di che pianta si tratti”.
“Sì che lo avete capito.
Mentre mi ascoltavate e mi stavate intorno, ognuno di voi ha già dato vita al piccolo seme che vi ho consegnato.
E’ la Pianta della Pazienza ~♡~
Dal Web

Sto imparando…


Sto imparando che non ho bisogno di ferire chi mi fa del male. A volte il massimo segno di maturità, è allontanarsi da tutto ciò che è negativo e che mi provoca disagio.
Sto imparando che l’energia che spendo per reagire a tutte le cose spiacevoli che succedono, mi esaurisce e mi impedisce di vedere il lato buono della vita.
Sto imparando che non posso piacere a tutti, e va bene così.
Sto imparando che cercare di conquistare l’affetto di chiunque, è uno spreco di tempo ed energia e che questo mi riempie solo di vuoti dentro.
Sto imparando che non reagire non significa acconsentire, ma evitare discussioni sterili.

Sto imparando ad apprendere le lezioni, ad imparare dalle diverse situazioni.
Sto scegliendo di provare ad essere migliore.

Sto scegliendo la mia tranquillità, perché è quello di cui ho davvero bisogno.
Non voglio più drammi. Non ho bisogno di nessuno che mi faccia sentire come se non fossi abbastanza.
Non ho bisogno di litigi e discussioni.

Sto imparando che, di tanto in tanto, non dire nulla, dice tutto.
Sto imparando che rispondere a ciò che mi fa male, dà potere a un’altra persona sulle mie emozioni.

Non posso controllare ciò che fanno gli altri, ma posso controllare come rispondere, come gestire, come interpretare e quanto assorbire personalmente.
Sto imparando che la maggior parte delle volte queste situazioni non dicono nulla su di me, ma molto sull’altro.
Sto imparando che forse tutte queste delusioni vogliono semplicemente insegnarmi ad amarmi, perché quell’amore è l’armatura e lo scudo di cui ho bisogno contro chiunque cerchi di distruggermi.
È ciò che mi salva quando qualcuno cerca di abbassare la mia autostima o mette in discussione il mio valore.
Sto imparando che anche se reagisco, non cambierà nulla, non mi darà l’amore di chi non mi ama e il rispetto di chi non mi rispetta. Non cambierà magicamente la mente di nessuno.
A volte è meglio lasciar perdere, lasciare andare le persone, non lottare per la chiusura, non chiedere spiegazioni, non cercare risposte e non aspettare che qualcuno capisca la mia storia.
Sto imparando che la vita diventa più semplice quando non mi concentro su ciò che sta accadendo intorno a me, ma piuttosto su me stessa.
Lavorare su di me me e per la mia pace interiore, mi fa capire che non reagire ad ogni piccola cosa che mi dà fastidio, è il primo passo per vivere una vita sana e più felice.

Fonte: http://www.giornodopogiorno.org/

Gli Angeli: le loro funzioni, i loro compiti. Dio perchè li ha creati?

Sappiamo che vi sono angeli protettori delle Nazioni, come insegnano molti Santi Padri già dal IV secolo, come lo pseudo Dionigi, Origene, san Basilio, san Giovanni Crisostomo eccetera. Dice san Clemente d’Alessandria che «un decreto divino ha distribuito gli angeli fra le nazioni» (Stromata VII, 8). In Daniele 10, 1321, si parla degli angeli protettori dei Greci e dei Persiani. San Paolo parla dell’angelo protettore della Macedonia (At 16, 9). San Michele è stato sempre considerato come il protettore del popolo d’Israele (Dn 10, 21).
Nelle apparizioni di Fatima si manifesta per tre volte nel 1916 l’angelo del Portogallo che dice ai tre bambini: «Io sono l’angelo della pace, l’angelo del Portogallo». La devozione al santo angelo custode del Regno di Spagna venne diffusa in tutte le parti della Penisola dal celebre sacerdote spagnolo Manuel Domingo y Sol. Stampò migliaia e migliaia di pagelline con la sua immagine e la preghiera dell’angelo, propagandò la novena e fondò in diverse diocesi l’Associazione nazionale del Santo Angelo della Spagna. Questo esempio è valido anche per tutte le altre nazioni del mondo.
Papa Giovanni Paolo II il 30 luglio 1986 diceva: «Si può affermare che le funzioni degli angeli, come ambasciatori del Dio vivo, si estendono non solamente a ogni singolo uomo e a coloro che hanno incarichi particolari, ma anche a intiere nazioni».
Vi sono anche angeli protettori delle Chiese. Nell’Apocalisse, si parla degli angeli delle sette Chiese d’Asia (Ap 1, 20). Molti santi ci parlano, per propria esperienza, di questa bella realtà, e dicono che gli angeli guardiani delle Chiese spariscono da lì quando vengono distrutte. Origene dice che ogni diocesi è custodita da due vescovi: uno visibile, l’altro invisibile, un uomo e un angelo. San Giovanni Crisostomo, prima di andare in esilio, si recò nella sua chiesa per congedarsi dall’angelo della sua Chiesa. San Francesco de Sales scriveva nel suo libro “Filotea”: «Diventino familiari con gli angeli; amino e venerino l’angelo della diocesi dove si trovano». Mons. Ratti, il futuro papa Pio XI, quando nel 1921 fu nominato arcivescovo di Milano, giunto in città, si inginocchiò, baciò la terra e si raccomandò all’angelo guardiano della diocesi. Padre Pedro Fabro, gesuita, compagno di sant’Ignazio di Loyola, afferma: «Tornando dalla Germania, mentre attraversavo molti villaggi di eretici, ho trovato abbondanti consolazioni per aver salutato gli angeli custodi delle parrocchie dove sono passato». Nella vita di san Giovanni Battista Vianney si racconta che, quando lo mandarono parroco ad Ars, intravedendo da lontano la chiesa, si pose in ginocchio e si raccomandò all’angelo della sua nuova parrocchia.
Allo stesso modo, vi sono angeli destinati alla custodia delle province, delle regioni, delle città e delle comunità. Il celebre padre Lamy, francese, parla a lungo dell’angelo protettore di ogni paese, di ogni provincia, di ogni città e di ogni famiglia. Alcuni santi dicono che ogni famiglia e ogni comunità religiosa ha un suo angelo speciale.
Qualche volta hai pensato di invocare l’angelo della tua famiglia? e quello della tua comunità religiosa? e quello della tua parrocchia, o città, o paese? Peraltro, non dimenticare che in ogni tabernacolo dove sta Gesù sacramentato, vi sono milioni di angeli che adorano il loro Dio. San Giovanni Crisostomo vide molte volte la chiesa piena di angeli, soprattutto mentre si celebrava la santa Messa. Al momento della consacrazione, schiere immense di angeli giungono a far da guardia a Gesù presente nell’altare, e al momento della Comunione ruotano intorno al sacerdote o ai ministri che distribuiscono l’Eucaristia. Un antico scrittore armeno, Giovanni Mandakuni, scriveva in uno dei suoi sermoni: «Non sai che al momento della consacrazione si apre il cielo e scende Cristo, e gli eserciti celestiali girano attorno all’altare dove si celebra la Messa e che tutti sono pieni di Spirito Santo?» La beata Angela da Foligno scrisse: «Il Figlio di Dio sta nell’altare circondato da una moltitudine di angeli».
Per questo san Francesco d’Assisi diceva: «Il mondo dovrebbe vibrare, il cielo intero dovrebbe commuoversi profondamente quando il Figlio di Dio appare sull’altare nelle mani del sacerdote… Allora dovremmo imitare l’atteggiamento degli angeli i quali, quando si celebra la Messa, si dispongono intorno ai nostri altari in adorazione».
«Gli angeli riempiono la chiesa in questo momento, circondano l’altare e contemplano estasiati la magnificenza e la grandezza del Signore» (san Giovanni Crisostomo). Anche sant’Agostino diceva che «gli angeli stanno intorno ed aiutano il sacerdote mentre celebra la Messa». Per questo dobbiamo unirci a loro nell’adorazione e cantare con loro il Gloria e il Sanctus. Così faceva un venerabile sacerdote che diceva: «Da quando ho cominciato a pensare agli angeli durante la Messa, ho sentito una nuova gioia e una nuova devozione nel celebrare la Messa».
San Cirillo d’Alessandria chiama gli angeli «maestri dell’adorazione». Molti milioni di angeli adorano Dio nel Santissimo Sacramento, anche se si trova in un’Ostia nella più umile cappella dell’ultimo angolo della terra. Gli angeli adorano Dio, ma vi sono angeli dediti in modo particolare ad adorarlo dinanzi al suo trono celeste. Così ci dice l’Apocalisse: «Allora tutti gli angeli che stavano intorno al trono e i vegliardi e i quattro esseri viventi, si inchinarono profondamente con la faccia davanti al trono e adorarono Dio dicendo: “Amen! Lode, gloria, sapienza, azione di grazie, onore, potenza e forza al nostro Dio nei secoli dei secoli. Amen» (Ap 7, 1112).
Questi angeli dovrebbero essere i serafini, che sono i più vicini al trono di Dio per la loro santità. Così ci dice Isaia: «Vidi il Signore seduto su un trono… Attorno a lui stavano dei serafini, ognuno aveva sei ali… Proclamavano l’uno all’altro: “Santo, santo, santo è il Signore degli eserciti. Tutta la terra è piena della sua gloria» (Is 6, 13).

Paolo Tescione

Gli Angeli custodi

Le 20 cose che gli angeli custodi fanno per noi


Immagina di avere una guardia del corpo che è sempre stata con te. Ha fatto tutte le solite cose da guardia del corpo come proteggerti dal pericolo, respingere gli assalitori e, in generale, tenerti al sicuro in tutte le situazioni. Ma ha fatto anche di più: ti ha offerto una guida morale, ti ha aiutato a diventare una persona più forte e ti ha portato alla tua ultima chiamata nella vita.

Non dobbiamo immaginarlo. Abbiamo già una tale guardia del corpo. La tradizione cristiana li chiama angeli custodi. La loro esistenza è supportata dalla Scrittura e sia i cattolici che i protestanti credono in loro

Ma troppo spesso trascuriamo di sfruttare questa grande risorsa spirituale. Al fine di meglio arruolare l’aiuto degli angeli custodi, potrebbe aiutare ad avere un migliore apprezzamento di ciò che possono fare per noi. Ecco 20 cose:

1. Distruggi i demoni
2. Proteggici dal danno
3. Rafforzaci dalla tentazione
4. Incoraggiarci
5. Intervenire miracolosamente per salvarci dai guai
6. Custodiscici dalla nascita
7. Custodisci tutti noi, inclusi i miscredenti
8. Ricordaci della dignità delle persone
9. Ricordaci della cura di Dio per tutti
10. Porta i nostri bisogni a Dio
11. Portaci più vicino a Dio
12. Spostaci al meglio
13. Rafforza i comandi di Dio
14. Illumina la verità
15. Rafforza le nostre menti
16. Comunicare attraverso la nostra immaginazione
17. Influenziamo le nostre volontà
18. Aiuto nella nostra salvezza
19. Ricordaci del nostro obiettivo finale
20. Non lasciarci mai

Dal Web

Storie per l’anima

Come il sale.
C’era una volta un re che rispondeva al nobile nome di Enrico il Saggio. Aveva tre figlie che si chiamavano Alba, Bettina e Carlotta. In segreto, il re preferiva Carlotta. Tuttavia, dovendo designare una sola di esse per la successione al trono, le fece chiamare tutte e tre e domandò loro: “Mie care figlie, come mi amate?”.
La più grande rispose: “Padre, io ti amo come la luce del giorno, come il sole che dona la vita alle piante. Sei tu la mia luce!”.
Soddisfatto, il re fece sedere Alba alla sua destra, poi chiamò la seconda figlia.
Bettina dichiarò: “Padre, io ti amo come il più grande tesoro del mondo, la tua saggezza vale più dell’oro e delle pietre preziose. Sei tu la mia ricchezza!”.
Lusingato e cullato da questo filiale elogio, il re fece sedere Bettina alla sua sinistra.
Poi chiamò Carlotta. “E tu, piccola mia, come mi ami?”, chiese teneramente.
La ragazza lo guardò fisso negli occhi e rispose senza esitare: “Padre, io ti amo come il sale da cucina!”.
Il re rimase interdetto: “Che cosa hai detto?”.
“Padre, io ti amo come il sale da cucina”.
La collera del re tuonò terribile: “Insolente! Come osi, tu, luce dei miei occhi, trattarmi così? Vattene! Sei esiliata e diseredata!”.
La povera Carlotta, piangendo tutte le sue lacrime, lasciò il castello e il regno di suo padre. Trovò un posto nelle cucine del re vicino e, siccome era bella, buona e brava, divenne in breve la capocuoca del re.
Un giorno arrivò al palazzo il re Enrico. Tutti dicevano che era triste e solo. Aveva avuto tre figlie ma la prima era fuggita con un chitarrista californiano, la seconda era andata in Australia ad allevare canguri e la più piccola l’aveva cacciata via lui…
Carlotta riconobbe subito suo padre. Si mise ai fornelli e preparò i suoi piatti migliori. Ma invece del sale usò in tutti lo zucchero.
Il pranzo divenne il festival delle smorfie: tutti assaggiavano e sputavano poco educatamente nel tovagliolo.
Il re, rosso di collera, fece chiamare la cuoca.
La dolce Carlotta arrivò e soavemente disse: “Tempo fa, mio padre mi cacciò perchè‚ avevo detto che lo amavo come il sale di cucina che dà gusto a tutti i cibi. Così, per non dargli un altro dispiacere, ho sostituito il sale importuno con lo zucchero”.
Il re Enrico si alzò con le lacrime agli occhi: “E il sale della saggezza che parla per bocca tua, figlia mia. Perdonami e accetta la mia corona”.
Si fece una gran festa e tutti versarono lacrime di gioia: erano tutte salate, assicurano le cronache del tempo.

B.Ferrero

✨✨✨✨✨✨✨✨✨✨✨✨✨❤Voi siete il sale della terra (Matteo 5,13).❤✨✨✨✨

Preghiera a San Giuseppe

Se recitata con fede e per un particolare beneficio spirituale

Anche se San Giuseppe nella Scrittura non dice una parola, il suo silenzio, esempio di fedeltà obbediente e cura diligente della Sacra Famiglia durante gli anni formativi di Gesù, lo ha reso uno dei santi più amati della cristianità.

La devozione al padre putativo di Gesù viene in genere fatta risalire al III o IV secolo, ma secondo il libro di preghiere Pieta c’è una preghiera a San Giuseppe che risale all’anno 50.

Questa preghiera venne ritrovata nel 50° anno di nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo. Nel 1505 venne mandata dal Papa all’imperatore Carlo quando questi stava andando in battaglia. Chiunque la legga o la ascolti o la mediti non avrà mai una morte improvvisa e non affogherà, né alcun veleno avrà effetto su di lui; non cadrà nelle mani del nemico né verrà bruciato in qualche incendio o sconfitto in battaglia. Recitatela per nove mattine per qualsiasi cosa desideriate. Non ha mai fallito.

Ecco la preghiera, che per alcuni “non ha mai fallito, a patto che la richiesta riguardi il proprio beneficio spirituale o quello di coloro per cui si prega”:

O San Giuseppe, la cui protezione è così grande, così forte, così sollecita davanti al trono di Dio, ti affido tutti i miei interessi e i miei desideri.

O San Giuseppe, assistimi con la tua potente intercessione, e ottieni per me dal tuo Figlio divino tutte le benedizioni spirituali attraverso Gesù Cristo, nostro Signore, di modo che essendomi affidato al tuo potere celeste possa offrire il mio ringraziamento e il mio omaggio al più amorevole dei padri.

O San Giuseppe, non mi stanco mai di contemplare te e Gesù addormentato tra le tue braccia; non oso avvicinarmi mentre Egli riposa accanto al tuo cuore. Stringilo in nome mio e bacia il Suo capo per me, e chiedigli di restituire il bacio quando sarò sul letto di morte. San Giuseppe, patrono delle anime che stanno per morire, prega per me. Amen.

Ricordate, Dio risponde sempre alle nostre preghiere, anche se non sempre ci aspettiamo la risposta che poi riceviamo.

Avrei voluto…

Avrei voluto svegliarmi una mattina,

e per una sola volta essere diversa

essere più forte, con gli altri e con me stessa

e invece sono qua 

con un cuore colmo di silenzio .

Io che per non vedere gli altri soffrire

sto zitta e sopporto il mio dolore.

Io che quando parlo e chiedo qualcosa

non smetto mai di darmi la risposta

per non lasciarmi andare via.

Io che cammino tra la gente 

e continuo a dire che va tutto bene

e spero sempre che gli altri non si accorgano

che non va per niente bene.

Io che giro per la casa di notte

per ascoltare la dolce melodia del silenzio

e godere la pace e la tranquillità

dove non c’è spazio e non c’è tempo.

Io che sono circondata d’amore e d’affetto

eppure a volte divento piccolina, piccolina

e me ne sto ferma e zitta in un angoletto.

Io con i miei sbalzi d’umore 

e vivo di gioia …tristezza …malinconia

no,non vorrei tutto questo

vorrei essere diversa almeno per una volta

vorrei essere più forte con gli altri e con me stessa

e invece sono qua con un cuore colmo di silenzio…
Maria Viola

Storie per l’anima 

Al tramonto

Tanto tempo fa un missionano attraversava le Montagne Rocciose con un giovane indiano che gli faceva da guida.

Tutte le sere, ad un preciso momento del tramonto, il giovane indiano si appartava, si voltava verso il sole e cominciava a muovere ritmicamente i piedi e a cantare sottovoce una canzone dolcissima, soffusa di nostalgia.

Quel giovane che danzava e cantava rivolto al sole morente era uno spettacolo che riempiva di ammirata curiosità  il missionano.

Così, un giorno, chiese alla sua guida: “Qual è il significato di quella strana cerimonia che fai tutte le sere?”.

“Oh, è una cosa semplice” rispose il giovane.

“Io e mia moglie abbiamo composto insieme questa canzone. Quando siamo separati, ciascuno di noi, dovunque si trovi, si volta verso il sole un attimo prima che tramonti, e comincia a danzare e cantare. Così, ogni sera, anche se siamo lontani, cantiamo e balliamo insieme”.

Quando il sole tramonta, tu con chi balli?