Se perdoni troppe volte, gli altri si abitueranno a trattarti senza rispetto

Il perdono è come un balsamo per l’anima che non solo alleggerisce il peso di chi ha commesso una cattiva azione ed è pentito, ma allevia il dolore di chi l’ha subita. La rabbia e il rancore infatti generano soltanto altro male e soffocano la felicità. Il perdono va elargito come un dono prezioso da non sprecare assolutamente. Perdonare è un atto nobile che non deve essere dato per scontato altrimenti chi lo riceve può perdere il rispetto di chi lo concede.uando si perdona qualcuno si fa pace con il proprio passato, ci si immerge nel presente e si accoglie con fiducia il futuro. Tuttavia perdonare è diverso da dimenticare, perché anche se si decide di “metterci una pietra sopra”, bisogna comunque fare tesoro dell’esperienza. Accettare le scuse equivale a concedere una seconda possibilità, l’opportunità di cambiare comportamento e di modificare anche il proprio atteggiamento quando e se si verificano le stesse condizioni. Chi ha riconquistato la fiducia della persona a cui ha causato un danno non deve confonderla con impunità. Voltare pagina vuol dire invece avere maggiore responsabilità perché di norma l’esperienza condivisa, nel bene o nel male, deve essere servita a entrambi per crescere e per diventare migliori. Abusare del perdono è imperdonabile, perché è come giocare con il karma e rimettere caos dove è stato ripristinato l’ordine. Si dice spesso che si apprezza ciò che si ha solo quando lo si perde, ma forse una drastica rottura, nel lavoro, in amicizia o in amore, può essere l’unica strada per comprendere davvero e manifestare pentimento. Se una volta che qualcuno è stato perdonato persevera nei propri errori, allora è proprio dovere riprendere indietro questo dono, difendendo l’autostima, il rispetto di sé stessi e il proprio benessere. Non tutti riescono o vogliono davvero cambiare dopo, per questo bisogna imparare a distinguere chi è meritevole da chi non lo sarà mai. Una preziosissima lezione che tutti, almeno una volta nella vita, dovremmo imparare e farne tesoro

htt

ps://www.guardachevideo.it/video/21278/se-perdoni-troppe-volte-gli-altri-si-abitueranno-a-trattarti-senza-rispetto

Annunci

Silenzio

Bisogna impararlo il silenzio. Ascoltare le sue vibrazioni, averci confidenza. C’è quello empatico e denso di chi ascolta, quello leggero di chi sogna. Quello di fuoco di chi aiuta. E poi c’è quello crudele di chi ignora. E’ fatto di ghiaccio e vento freddo. Ti può ferire in qualsiasi momento. (Fabrizio Caramagna)

Viaggiate

Viaggiate

che sennò poi

diventate razzisti

e finite per credere

che la vostra pelle è l’unica 

ad avere ragione,

che la vostra lingua

è la più romantica

e che siete stati i primi

ad essere i primi 
Viaggiate 

che se non viaggiate poi

non vi si fortificano i pensieri 

non vi riempite di idee

vi nascono sogni con le gambe fragili

e poi finite per credere alle televisioni

e a quelli che inventano nemici

che calzano a pennello con i vostri incubi

per farvi vivere di terrore

senza più saluti

né grazie

né prego

né si figuri
Viaggiate

che viaggiare insegna

a dare il buongiorno a tutti

a prescindere

da quale sole proveniamo,

viaggiate

che viaggiare insegna

a dare la buonanotte a tutti

a prescindere

dalle tenebre che ci portiamo dentro
Viaggiate

che viaggiare insegna a resistere

a non dipendere

ad accettare gli altri non solo per quello che sono

ma anche per quello che non potranno mai essere,

a conoscere di cosa siamo capaci

a sentirsi parte di una famiglia

oltre frontiere, oltre confini,

oltre tradizioni e cultura,

viaggiare insegna a essere oltre
Viaggiate 

che sennò poi finite per credere

che siete fatti solo per un panorama

e invece dentro voi

esistono paesaggi meravigliosi

ancora da visitare.

Gio Evan

Riconciliazione e perdono

Riconciliazione con gli altri 

Solo chi è riconciliato con se stesso è capace di riconciliarsi anche con gli altri. Molti incontrano grosse difficoltà nel perdonare gli altri. 

Esigono troppo da se stessi, perché pensano di dover perdonare immediatamente. 

Il perdono è sempre un processo che richiede tempo. 

Alcune persone non guariscono perché non sanno perdonare. 

Finché non riescono a perdonare, rimangono legate a colui che le ha ferite, si lasciano condizionare da lui. 

Nella mia esperienza di accompagnamento, incontro continuamente persone che per lunghi anni portano dentro di sé il rancore verso qualcuno. 

L’astio divora la loro anima e ruba le loro energie: e abbastanza spesso finiscono anche per ammalarsi. 

La riconciliazione con quelli che mi hanno ferito nel corso della mia vita, non è semplicemente una decisione della volontà.

È piuttosto un processo che secondo me avviene in cinque fasi. 

Il primo passo richiede che io lasci spazio al dolore. 

Non debbo scusare troppo presto colui che mi ha ferito. È del tutto indifferente se l’altro mi ha ferito apposta oppure non poteva fare altrimenti: il fatto è che mi ha fatto soffrire. E questo dolore devo nuovamente percepirlo nella sua realtà. 

Mi sono sentito abbandonato, sminuito, preso non seriamente in considerazione. 

Il secondo passo consiste nel lasciar spazio alla collera (rabbia). 

La collera è la forza di buttare fuori da me colui che mi ha ferito. 

Collera non vuol dire mettermi a gridare contro l’altro oppure ferirlo a mia volta. Essa consiste invece nel prendere una sana distanza dall’altro. 

Posso dirmi per esempio: non penso più continuamente a lui; gli impedisco di entrare in casa mia, cioè gli proibisco di abitare nel mio intimo, di occuparmi continuamente di lui nei miei pensieri. 

Nello stesso tempo devo trasformare in energia questa collera: posso vivere da me stesso; non ho bisogno dell’altro perché la mia vita abbia un esito positivo. 

Il terzo passo si riferisce al guardare oggettivamente ciò che è accaduto. Cerco ora di comprendere perché l’altro mi ha ferito. Forse non ha fatto altro che trasmettere le ferite che a sua volta aveva ricevuto. 

Mi sforzo quindi di capire me stesso: per quale motivo il comportamento dell’altro mi ha fatto soffrire così tanto. 

Forse l’altro ha toccato in me un’antica piaga, un posto dove non mi sono ancora riconciliato con me stesso. 

Questa riflessione diventa un invito a occuparmi di questa zona così vulnerabile e ad accettare me stesso con questa mia vulnerabilità. 

Il quarto passo della riconciliazione con l’altro consiste propriamente nell’atto del perdono. Perdonare significa che mi libero dal legame con l’altro. Lascio che il suo comportamento rimanga in lui e così mi distacco dall’altro. Il perdono è sempre un segno di forza e non di debolezza. 

Rinuncio a girare continuamente attorno alle mie ferite. Se queste sono però troppo profonde, non riesco ancora a incontrarmi con l’altro, nonostante il mio perdono. 

Devo allora accettare i miei limiti. Ho perdonato all’altro, ma non sono ancora capace di costruire con lui un rapporto normale. 

Molti psicologi hanno sperimentato, tra le altre cose, che il perdono è un atto terapeutico, che rende possibile la guarigione delle proprie piaghe e ci libera dal rimuginare continuamente il nostro passato. 

Il perdono ci rende capaci di impegnarci nel momento presente con tutto il nostro essere. 
Il quinto passo della riconciliazione trasforma le piaghe in perle. 

Ildegarda di Bingen sostiene che la riuscita della vita dipende dal fatto che le nostre piaghe vengano trasformate in perle. 

Se compissi soltanto i primi quattro passi, avrei sempre la sensazione di subire un danno, poiché ero stato ferito in modo veramente grave. 

Il quinto passo mi mostra che nelle mie ferite si trova un tesoro prezioso. 

Là dove mi hanno ferito sono crollate le mie maschere e ho potuto mettermi in contatto col mio vero Sé. 

Le piaghe mi fanno sentire vivo, mantengono sveglia in me la nostalgia di Dio e mi aprono verso le persone con le loro ferite. 

Dato che io stesso sono stato ferito, posso meglio comprendere le altre persone con le loro piaghe. 

Molti terapeuti e pastori d’anime hanno trasformato le loro piaghe in perle. Gli antichi greci sapevano già che solo il medico ferito poteva veramente guarire. Se le mie piaghe vengono trasformate in perle, non porto più rancore contro quelli che mi hanno ferito. 

Allora il perdono non è soltanto qualcosa di passivo, ma rende possibile la scoperta delle mie energie e mi dà fiducia di imprimere in questo mondo la traccia inconfondibile e del tutto personale della mia vita. 

Questi cinque passi della riconciliazione con l’altro si possono percorrere senza parlare con l’altro. Spesso però è di grande aiuto chiarire la ferita con un altro. È sempre necessaria tuttavia la prudenza nel giudicare se il dialogo con l’altro sia veramente opportuno. Se dico a dei genitori anziani che mi hanno ferito, li metterò in confusione e pretenderei troppo da loro. 

Il processo della riconciliazione avviene dentro di me. 

Spesso è bene parlarne con una terza persona, ad esempio nell’accompagnamento pastorale o in una analisi terapeutica. 

Se si tratta di ferite attuali, devo decidere se per me è meglio segnalare all’altro che mi ha ferito, oppure se posso perdonargli interiormente. 

Se dico all’altro che mi ha ferito, ciò non deve essere in alcun modo una rimostranza, bensì un’informazione, affinché sappia come il suo comportamento si riflette su di me. 

Un’altra questione è se devo dire all’altro che lo si perdona. 

Il direttore di una fabbrica mi raccontava di avere un conflitto con la sua segretaria. 

Durante la discussione, la donna disse: «Le perdono in nome di Gesù». Per il direttore fu come uno schiaffo in faccia. Infatti in questa frase risuonava implicitamente: «Tu sei colpevole. Sei un tipo cattivo, ma io sono una persona spirituale e di animo generoso e ti perdono». Per l’altro, simili dichiarazioni di perdono sono un’accusa. Non producono alcuna riconciliazione, bensì rendono il disaccordo più profondo. 

Quando l’altro non accoglie il nostro perdono, abbiamo sempre la sensazione di essere persone migliori di lui. 

Nel monachesimo dei primi secoli cristiani, si racconta la storia di un monaco che andò dal suo vecchio padre spirituale lagnandosi che suo fratello non aveva accettato il suo perdono. Allora il vecchio abate gli rispose: «Guarda bene dal non metterti al di sopra di tuo fratello. Immagina di aver peccato contro di lui e va così da tuo fratello». 

Quando il monaco andò dal fratello con questo atteggiamento, fu il fratello che gli andò incontro e i due si abbracciarono. Certamente il fratello si era accorto del cambiamento avvenuto nel monaco. Il nostro perdono potrà giungere fino all’altro solo quando è inteso sinceramente e riusciamo a scorgere anche la nostra parte di colpa. 
Anselm Grün

scrittore, terapeuta, monaco dell’abbazia benedettina di Münsterschwarzach (Germania)

 Da  leggoerifletto

 

Lei era così…

Lei era così…

sognante ,speranzosa,sempre disponibile ad ascoltare,con un sorriso da donare.Lei era piena di fiducia ,credeva alle parole,alle persone,credeva nell’amicizia e nella lealtà, si fidava, si raccontava, ascoltava, leggeva fra le righe,si preoccupava,scherzava e si donava.Lei era così un tempo lontano,finché qualcuno non  gli spezzo il cuore.
Maria Viola

Come trattare le persone negative per non assorbire la loro energia

Come trattare le persone negative per non assorbire la loro energia
Ti è mai successo di avere a che fare con persone negative ? Non ce ne accorgiamo ma influiscono sulla qualità della nostra vita…
Le persone negative sono dannose, direttamente o indirettamente   possono influire negativamente sulla nostra vita…
Saper allontanarle è un fattore che può variare in base a molti aspetti personali, ma certamente possiamo tenere a mente dei concetti che possono aiutarci a gestire meglio la situazione  o addirittura a risolvere il problema.
La riuscita o il fallimento di tali azioni dipendono anche da un allenamento mentale periodico.
Tuttavia, esistono, per fortuna,  dei metodi per far fronte alla negatività degli altri.
Prima di proporre questi metodi cerchiamo di capire con quale tipologia di persona applicarli, verificando se questa possa essere classificata come appunto, negativa.
Non parlo di qualche giornata no o di qualche episodio fastidioso.
A tutti capita un momento di insoddisfazione. Quello che è un segnale forte e da percepire come un grande ostacolo è la lamentela continua.
Secondo uno studio scientifico il piagnisteo spegne i neuroni, e basterebbero 30 minuti di lagna a fare da interruttore per il vostro Ippocampo, l’area del cervello predisposta al problem solving.

Le persone negative non hanno obiettivi.
Gli obiettivi sono uno dei motori della vita perchè creano aspettativa e l’aspettativa è sempre collegata ad un sogno. Le persone che odiano i sogni certamente possono essere classificate tra la categoria dei negativi.
Tendenzialmente , hanno lo stesso atteggiamento nei confronti degli obiettivi altrui, e facilmente da queste vi sentirete dire “Ma chi te lo fa fare?” “E’ troppo complicato per te”.
Il successo degli altri è il più grande evidenziatore del proprio fallimento.

Il pettegolo viperino.
Ricordati sempre: una persona che parla sempre male di tutti quelli che la circondano, farà lo stesso anche con te, non sei l’eccezione.  NON DEVI scambiare informazioni molto personali, delicate o segrete poiché in questo caso i danni possono essere maggiori.
Come comportarsi
Se una persona vicina a voi agisce in maniera distruttiva allontanatela.
Se non potete farlo chiedetegli di darvi consigli costruttivi e di offrire fatti piuttosto che opinioni.
Evita la  negatività. Non discutere mai con una persona negativa. Discutere con loro non fa altro che dargli la benzina per il loro stato d’animo e crogiolarsi nei loro problemi. Non lo sai ma inconsciamente possono diventare anche i tuoi 

Donagli amore.

Questo è forse l’aspetto più difficile, ma purtroppo l’amore è proprio quello di cui hanno bisogno. Cerca di ascoltarla e capire i suoi bisogni.Concentrati sul lato positivo. Con un po’ di elasticità mentale, scoprirai che c’è sempre un lato positivo in qualsiasi situazione. Scova le sue qualità e fagliele notare, evita però di far si che queste siano occultate dalla sua negatività 

Non farti coinvolgeree non cercare di cambiare una persona negativa. Impara ad agire con una persona negativa mantenendo sempre una certa distanza emotiva se possibile. Il contrario graverebbe non solo su di te ma anche sull’altra persona. Osserva i suoi comportamenti negativi. Osserva in silenzio gesti e parole verso te e gli altri. Ti aiuterà a riflettere su cosa evitare e su quali punti agire per aiutarla.Mandale promemoria di cose positive per aiutarla a concentrare l’attenzione altrove. Ricordale di un momento divertente che avete condiviso o di una situazione simpatica. Complimentati per qualcosa che pensi abbia fatto bene. Ciò le ricorda che qualcuno tiene a lei e porta un barlume di positività nella sua giornata.

Evita questa persona. 

Se non riesci a liberartene completamente, evitarla sarà la soluzione migliore. Ricorda che devi prenderti cura di te stesso. Non devi a nessuno il tuo tempo e le tue energie, specialmente se questa persona ti prosciuga con la sua negatività.
Insomma, non lasciare che la negatività di qualcuno faccia di te un pessimista, usa sempre razionalità, cuore e una piccola dose di sano egoismo .
Devi ricordare che sei tu il primo responsabile della tua felicità.
L’articolo proviene da VivoSmart ed è rilasciato sotto licenza Creative CommonsShare