Il barattolo della vita

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Un professore di filosofia, in piedi davanti alla sua classe,
prese un grosso vasetto di marmellata vuoto e comincio a riempirlo con
dei sassi, di circa 3 cm. di diametro.
Una volta fatto chiese agli studenti se il contenitore fosse pieno
ed essi risposero di si.
Allora il Professore tirò fuori una scatola piena di piselli,
li versò dentro il vasetto e lo scosse delicatamente.
Ovviamente i piselli si infilarono nei vuoti lasciati tra i vari sassi.
Ancora una volta il Professore chiese agli studenti se il vasetto fosse
pieno ed essi, ancora una volta, dissero di si.
Allora il Professore tirò fuori una scatola piena di sabbia e
la verso dentro il vasetto.
Ovviamente la sabbia riempi ogni altro spazio vuoto lasciato e coprì tutto.
Ancora una volta il Professore chiese agli studenti se il vasetto fosse
pieno e questa volta essi risposero di si, senza dubbio alcuno.
Ora, disse il Professore, voglio che voi capiate che questo
vasetto rappresenta la vostra vita.
I sassi sono le cose importanti – la vostra famiglia, i vostri
amici,la vostra salute, i vostri figli – le cose per le quali se tutto
il resto fosse perso, la vostra vita sarebbe ancora piena.
I piselli sono le altre cose per voi importanti: come il
vostro lavoro, la vostra casa , la scuola ….
La sabbia e’ tutto il resto……
Dedicatevi alle cose che vi rendono felici: giocate con i vostri
figli, portate il vostro partner al cinema, uscite con gli amici. Ci
sarà sempre tempo per lavorare, pulire la casa, lavare l’auto. Prendetevi cura dei sassi per prima le cose che veramente contano. Fissate le vostre priorità…il resto e’ solo sabbia… le piccole cose .
Se mettete dentro il vasetto per prima la sabbia, continuò il
Professore, non ci sarà spazio per i piselli e per i sassi.
Lo stesso vale per la vostra vita. Se dedicate tutto il vostro tempo e le vostre energie alle piccole cose, non avrete spazio per le cose che per voi sono importanti.

La leggenda dei colori

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Una volta i colori del mondo cominciarono a litigare: tutti reclamavano di essere il migliore, l’indispensabile, il preferito.

Il verde disse: ” E’ chiaro che io sono il più importante. Sono l’emblema della vita e della speranza. Sono stato scelto per l’erba, le foglie, gli alberi, senza di me gli animali morirebbero. ”

Il Blu lo interruppe: ” Pensi sola alla terra, ma considera il cielo e il mare. L’acqua è la fonte della vita. Senza la mia pace, ognuno di voi sarebbe nulla. ”

Il Giallo rideva sotto i baffi: ” Siete tutti così seri! Io porto il sorriso, la felicità e il calore del mondo. Il sole, la luna e le stelle sono gialle. Senza di me non ci si divertirebbe. ”

L’ Arancione cominciò a cantare le proprie lodi: ” Io sono il colore della salute e della forza. Porto le più importanti vitamine. Pensate alle carote, alle zucche, alle arance, ai mango. Non vado in giro a bighellonare tutto il giorno, ma quando riempio il cielo all’alba o al tramonto, la mia bellezza è così folgorante che nessuno rivolge più il pensiero a qualcuno di voi. ”

Il Rosso non sopportò più a lungo e gridò: ” Io sono il vostro sovrano, sono il sangue della vita! Sono il colore del pericolo e del coraggio. Metto il fuoco nelle vene. Senza di me la terra sarebbe vuota come la luna. Sono il colore della passione e dell’amore. ”

Il Viola andò su tutte le furie. Era molto alto e parlò con grande superbia: ” Io sono il colore della regalità e del potere. Re, capi e vescovi hanno sempre scelto me come segno d’autorità e saggezza. La gente non discute quello che dico, ascolta e obbedisce. ”

E infine parlò l’indaco, molto più calmo degli altri ma con ancor maggiore determinazione: ” Pensate a me. Sono il colore del silenzio. mi si nota appena, ma senza di me diventereste tutti superficiali. Io rappresento il pensiero e la riflessione, il crepuscolo e l’acqua profonda. Avete bisogno di me come contrappeso, per la preghiera e per la pace interiore. ”

Così i colori continuarono a vantarsi, ciascuno convinto della propria superiorità. I loro contrasti divennero sempre più forti. Poi ci fu un lampo, e un tuono rombò. La pioggia cominciò a cadere implacabilmente. I colori cominciarono a temere il peggio e si stringevano fra loro per farsi coraggio.

Nel bel mezzo della tempesta, la pioggia cominciò a parlare: ” pazzi, che lottate fra di voi cercando di dominarvi l’un con l’altro! Non sapete che siete stati creati ciascuno per una ragione diversa, unica e particolare? Unite le mani e venite con me. ” Facendo com’era stato richiesto a loro, i colori si diedero le mani. La pioggia continuò: ” D’ora in poi, quando pioverà, ognuno di voi attraverserà il cielo in un grande arco, per ricordarsi che potete vivere in pace. Che l’arcobaleno sia il segno della speranza nel futuro. ”

E così, ogni volta che un buon acquazzone lava il mondo e l’arcobaleno appare in cielo, abbiamo una buona occasione per ricordare di rispettarci l’un l’altro

Collocazione provvisoria

Nel Duomo vecchio di Molfetta c’è un grande crocifisso di terracotta. Il parroco, in attesa di sistemarlo definitivamente, l’ha addossato alla parete della sagrestia e vi ha apposto un cartoncino con la scritta: collocazione provvisoria.
La scritta, che in un primo momento avevo scambiato come intitolazione dell’opera, mi è parsa provvidenzialmente ispirata, al punto che ho pregato il parroco di non rimuovere per nessuna ragione il crocifisso di lì, da quella parete nuda, da quella posizione precaria, con quel cartoncino ingiallito.
Collocazione provvisoria. Penso che non ci sia formula migliore per definire la Croce. La mia, la tua croce, non solo quella di Cristo.
Coraggio, allora, tu che soffri inchiodato su una carrozzella. Animo, tu che provi i morsi della solitudine. Abbi fiducia, tu che bevi al calice amaro dell’abbandono. Non ti disperare, madre dolcissima che hai partorito un figlio focomelico. Non imprecare, sorella, che ti vedi distruggere giorno dopo giorno da un male che non perdona. Asciugati le lacrime, fratello, che sei stato pugnalato alle spalle da coloro che ritenevi tuoi amici. Non tirare i remi in barca, tu che sei stanco di lottare e hai accumulato delusioni a non finire. Non abbatterti, fratello povero, che non sei calcolato da nessuno, che non sei creduto dalla gente e che, invece del pane, sei costretto a ingoiare bocconi di amarezza. Non avvilirti, amico sfortunato, che nella vita hai visto partire tanti bastimenti, e tu sei rimasto sempre a terra.
Coraggio. La tua Croce, anche se durasse tutta la vita, è sempre “collocazione provvisoria”. Il calvario, dove essa è piantata, non è zona residenziale. E il terreno di questa collina, dove si consuma la tua sofferenza, non si venderà mai come suolo edificatorio. Anche il Vangelo ci invita a considerare la provvisorietà della Croce.
“Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio, si fece buio su tutta la terra”. Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio. Ecco le sponde che delimitano il fiume delle lacrime umane.
Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio. Solo allora è consentita la sosta sul Golgota. Al di fuori di quell’orario c’è divieto assoluto di parcheggio. Dopo tre ore, ci sarà la rimozione forzata di tutte le croci. Una permanenza più lunga sarà considerata abusiva anche da Dio.
Coraggio, fratello che soffri. C’è anche per te una deposizione dalla croce. Coraggio, tra poco, il buio cederà il posto alla luce, la terra riacquisterà i suoi colori verginali, e il sole della Pasqua irromperà tra le nuvole in fuga.

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Maria Viola mamy

LA FEDE

Il nonno teneva per mano il nipotino e indicava i poderosi alberi del viale.

«Tengono la terra attaccata al cielo! Ed è una cosa molto difficile.

Alle due estremità i fili della corda si dividono e si allargano per attaccare

Li chiamiamo rami in alto e radici in basso. Sono la stessa cosa.

Le radici si aprono la strada nel terreno e allo stesso modo i rami si aprono

«Ma, nonno, è più difficile penetrare nel terreno che nel cielo!».

«Eh no, bimbo mio. Se fosse così, i rami sarebbero belli dritti.

Guarda invece come sono contorti e deformati dallo sforzo.

Cercano e faticano. Fanno tentativi tormentosi più delle radici».

«È il vento. Il vento vorrebbe separare il cielo dalla terra

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Ma gli alberi tengono duro. Per ora stanno vincendo loro».

È questo il duro lavoro della nostra fede: tenere il cielo attaccato alla terra…

Lettera ad una mamma

Cara figlia mia,
voglio narrarti una storia. Molto tempo fa, un uomo che aveva
ricevuto da Dio il dono di dipingere con pennelli e colori le
meraviglie che vedeva attorno a sè, pensò che era giusto
insegnare la sua arte ad altri giovani così che non morisse con
lui.
Spiegò ai suoi allievi come usare i pennelli, a diluire i colori
per ottenere le sfumature più infinite per rappresentare il
creato. Quando, secondo lui, furono pronti, mostrò loro un suo
dipinto e li esortò a riprodurlo il più fedelmente possibile,
seguendo i suoi insegnamenti concedendo loro una settimana
di tempo.
Trascorsi i sette giorni ogni allievo si recò da lui con la propria
opera. Quale fu la meraviglia del maestro quando vide che
ogni riproduzione era simile nei tratti alla sua originale, ma i
toni e le sfumature li distinguevano una dall’altra. Deluso e
amareggiato li rimproverò per non aver ascoltato i suoi
insegnamenti.
Prima che gli allievi avessero modo di difendersi, intervenne la
sposa del maestro pittore, che aveva assistito a tutto
restando fino ad allora in disparte. “Marito mio, tu hai
trasmesso a questi giovani il tuo dono, mostrando loro come
usarlo, secondo il loro cuore e la loro anima. E sai bene che
ogni anima è dono di Dio ed è unica. Come puoi chiedere,
anche ad uno solo di loro, di guardare il mondo coi tuoi
occhi…tu puoi insegnargli a osservare la natura e la tecnica
per riprodurla, ma è con i suoi occhi che egli la vedrà e la
esprimerà attraverso la sua anima, unica e ineguagliabile. E
ogni opera che uscirà dalle sue mani, grazie al dono che tu gli
hai fatto, sarà mirabile e unica, degna di onore e ammirazione.
Tu hai donato loro il pennello per dipingere la vita… ma lascia
che lo usino secondo il loro cuore e sii sempre e comunque
fiero di loro”.
Fu così che il pittore capì che se facciamo un dono non
possiamo ipotecare l’uso che ne verrà fatto.
Ecco figlia mia Dio ha fatto dono ad ogni donna di cooperare
alla creazione delle vita, attraverso la maternità e in tantissimi
altri modi. Ogni madre userà il pennello avuto in dono, per
insegnare ai figli a dipingere, secondo coscienza e amore, la
vita che decideranno di avere per volontà e aspirazione.
Ogni opera sarà unica, frutto di insegnamenti ricevuti
attraverso atti di amore, rispetto, compassione, riconoscenza,
carità e umiltà. Poiché tutti siamo fallibili, gli errori nel tuo
dipinto lo renderanno ancora più prezioso e unico.
Ma ricorda che col tuo pennello potrai dipingere qualunque
cosa, secondo il tuo cuore e i tuoi desideri, in piena libertà.
Ecco ora il pennello è tuo, è un dono, usalo come meglio senti
di fare; ricorda i miei insegnamenti sempre, perché son frutto
della vita che ho ricevuto e che ti ho dato, ma dipingi la tua
vita coi colori che vedono i tuoi occhi, attraverso il cuore.
Fai lo stesso coi tuoi figli e quando verrà il momento lascia
loro in dono questo pennello, come faccio ora con te. Così che
in futuro tutti possano godere degli insegnamenti ma
mantengano la libertà di utilizzarli.
Ciò che ti lascio, è la tela dove ho dipinto la mia vita, perché
tu la possa osservare e prenderne spunto per dipingere la tua,
secondo le tue sole aspirazioni;è la forza di camminare con le
tue gambe, ma mai da sola, perché il filo con il quale il Padre
ci ha legato non può essere spezzato e io sarò sempre parte
di te come tu di me.
Prendi questo dono e sii sempre fiera delle tue capacità, in
esso c’è anche il mio cuore che da sempre batte assieme al
tuo, per l’eternità.
Con amore la tua mamma.

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Dedicato a tutte le donne che insegnano a dipingere la vita
attraverso la loro, e a tutte le mamme con e senza ali.